Basilicata…

-Cu n’uocch uarda la hatta e cull’at frigg u pesc.
Con un occhio guarda la gatta e coll’altro frigge il pesce. Chi è strabico divergente: sembra che mentre segue la frittura del pesce con un occhio, con l’altro controlla i movimenti del gatto.
Basilicata
-Megghj ric d’ sangue ca ric d’ sold (Grassano).
Meglio essere in buona salute che ricco di soldi (e non avere la salute).
Basilicata
 
-U pesce puzz da cap.
Il pesce puzza dalla testa. Il male, quando c’è, si trova già “in alto”.
Basilicata
-U mir iè “u latt” di vicchj.
Il vino è “il latte” dei vecchi. Perché, a torto, si credeva che il vino desse energie.
Basilicata
-Chi tropp s’abbascia lu cule s’mostra.
Chi si china troppo il culo mostra. Detto che può avere anche un senso figurato.
Basilicata
-Li ciucce “nnanz” e li cavadde appresse.
Gli asini davanti e i cavalli dietro. Gli asini sono cocciuti e talvolta devono essere continuamente sollecitati. Stare dietro al cavallo è pericoloso perché possono tirare calci!
Basilicata
-Chi zappa beve acqua, chi porta beve vine.
Zappavano solitamente le donne. Più che faticosa, la zappatura era tediosa. Portare con la gerla o la bigoncia era lavoro di fatica. Bere vino dava energie.
Basilicata
-Figlie re ‘atta surice piglie!
Figlio di gatta sorci piglia! (della serie: “il sangue non è acqua”!!)
Basilicata
-Nun po’ mangh ammurtà a lùcia cu nu sàcc.
Non puo’ nemmeno spegnere la luce (la lanterna) con un sacco. (Detto-paradossale-di chi è così povero da non avere nemmeno un sacco per spegnere il lume)
Basilicata
-Frevàr je curt e amàr.
Febbraio è corto e amaro.
Basilicata
 
 

15 May 2007 | Archivio, B | Comments

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