Giorno, Notte

Chi fa di notte, si dipar di giorno–e

Opra di notte, vergogna di giorno–e
Lavoro fatto di notte non val tre pere cotte.

I due primi dicono le donne più specialmente dei cuciti, o d’altro lavoro fatto a veglia, che non riesce mai bene, e Ie magagne si veggono poi di giorno.

Di giorno tingi, e di notte fingi.
La mattina è la madre de’ mestieri, e la notte de’ pensieri.
La notte assottiglia il pensiero–e

La notte è madre de’ consigli.
La notte è fatta per gli allocchi–e
All’Ave Maria, o a casa o per la via–e
Tra vespro e nona, non è fuor persona buona–e

Cani, lupi, e botte, vanno fuori di notte–e

Da nona alla campana esce fuora la…

La campana suonava in Firenze dalle 10,30 alle 11 di sera. Del 49 s’è guadagnato ch’ella non suoni più–e

Chi va di notte, ha delle bôtte o (va alla morte)–e

Sta’ sul fuoco quando è sera, a grattar la sonagliera, se aver vuoi la pelle intera.

 

Le ore della mattina hanno l’oro in bocca.

Né donna né tela non guardare al lume di candela–e

Al lume di lucerna, ogni rustica par bella–e
Alla candela, la capra par donzella–e

Ogni cuffia per la notte è buona–e

Al buio la villana è bella quanto la dama–e

Al buio tutte le gatte son bigie.

E tutte le donne a un modo: non importa che le guardino troppo al vestito che le hanno in dosso; e però lo dicono quando escono vestite da casa alla buona.
Parole da sera, il vento se le mena.
La sera non è fatta per le faccende, ma per la conversazione, dove le parole portano meno a conseguenza.
Quando vien la sera, la vecchia si dispera.
Il cadere della sera accresce malinconia: la tristezza diventa disperazione, massime nelle donne vecchie e prive di conforti e di passatempi.

Vegliare alla luna e dormire al sole, non fa né pro né onore.

6 May 2007 | Archivio, N, G | Comments

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