Lettera C

Chi si fa i fatti suoi, campa cent’anni.
Chi si loda s’imbroda.
Chi si scusa si accusa.
Chi tace acconsente.
Ripreso da un Decretale di Bonifacio VIII: Qui tacet, consentire videtur
Chi tanto chi niente.
Chi troppo chi niente.
Chi tardi arriva male alloggia.
Chi troppo vuole nulla stringe.
Chi troppo stringe la corda, poi resta impiccato
Chi trova un amico trova un tesoro.
Chi va a scuola, qualche cosa impara sempre.
Chi va alla piazza dei dolori torna a casa con i suoi.
Chi va al mulino s’infarina.
Chi va con lo zoppo impara a zoppicare.
Chi va piano va sano e va lontano.
Chi vince ha sempre ragione.
Chi vivra, vedrà.
Chi vuol essere amato, divenga amabile.
Chi vuole i santi se li preghi.
Chi vuole vada e chi non vuole mandi.
Chiodo schiaccia chiodo.
Cielo a pecorelle acqua a catinelle.
Ciascun dal proprio cuor l’altrui misura.
Ciò che s’usa non fa scusa
Col fuoco non si scherza.
Col nulla non si fa nulla.
Col pane tutti i guai sono dolci.
Con il fuoco si prova l’oro, con l’oro la donna e con la donna l’uomo.
Con le buone maniere si ottiene tutto.
Con tre dita si scrivono libri, ma ci lavorano anche corpo e anima.
Contadini, scarpe grosse e cervelli fini.
Contro la forza la ragion non vale.
Corpo satollo anima consolata.
Corpo sazio non crede a digiuno.
Cosa fatta capo ha.
Risale alla guerra tra guelfi e ghibellini nella Firenze medioevale.
Corrisponde al proverbio latino Factum infectum fieri non potest (ciò che è fatto è fatto).
Cuor contento gran talento.
Cuor contento il ciel l’aiuta.
Cuor contento non sente stento.

20 April 2007 | Archivio, C | Comments

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